L’orco di Francia

Con il termine serial killer si intende quella persona che, per effetto di una grave forma di psicopatia, compie omicidi in serie, per lo più scegliendo determinati tipi di vittime, di norma accomunate dall’età, dal sesso, dalla professione e simili (bambini, donne, prostitute, ecc.) (cfr. vocabolario Treccani).

Nonostante tale parola venga utilizzata per la prima volta dall’agente dell’FBI Robert Ressler negli anni 70 del XX secolo, possiamo affermare con assoluta certezza che questa categoria di assassini sia sempre esistita. Primo caso realmente documentato dalla storia fu quello del nobile francese Gilles de Rais, che nel XV secolo stuprò, torturò e uccise più di 150 bambini (di entrambi i sessi).

Non si può capire la violenza del barone di Rais senza aver prima compreso la decadenza dell’epoca in cui questi delitti hanno avuto luogo: una società caratterizzata dalle atrocità di una guerra micidiale e sanguinosa (la Guerra dei Cent’anni) e dallo spettro ricorrente della peste e delle carestie. Il massacro era all’ordine del giorno e un nobile cavaliere come Gilles de Rais doveva costantemente fare i conti con la morte. Non stupisce, infatti, come proprio in questo periodo si assistette a un incremento delle malattie mentali, che saranno via via sempre più diffuse.

Con la nascita di Gilles de Rais (1405) tre delle casate più ricche e importanti di Francia confluirono nella sua figura: le famiglie Rais e Laval per ramo paterno, e Craòn da parte di madre.

Persi i genitori all’età di 10 anni, venne allevato dal nonno materno, Jean de Craòn, il quale fin da subito cercò di accrescere il prestigio della famiglia trovando moglie al nipote. Inizialmente la scelta ricadde su Jeanne Paynel, una bambina di tre anni erede delle signorie di Hambye e di Bricquebec in Normandia. Tuttavia, a seguito dell’occupazione di queste terre da parte degli inglesi tra il 1417 e il 1419, l’accordo matrimoniale saltò. Dopo un altro tentativo andato a vuoto (questa volta con i baroni di Bretagna), il 30 novembre 1420 Gilles de Rais sposò Catherine de Thouars.

Quasi in contemporanea iniziò la sua carriera militare distinguendosi valorosamente nella Guerra dei Cent’anni, arrivando anche a combattere fianco a fianco con Giovanna d’Arco e a sedere alla sinistra di Calo VII (alla destra vi era la Pulzella di Francia) all’incoronazione del 1429. A seguito di quest’ultima fu nominato dal re maresciallo di Francia.

Nel 1432, ereditate le terre del nonno, si ritirò dalla guerra dedicandosi a una vita di vizi e spese che lo condussero alla rovina. Infatti, il 2 luglio 1435, Carlo VII mise Gilles de Rais sotto interdizione per volontà della sua stessa famiglia. Da questo momento in poi gli fu vietato di vendere i possedimenti e sperperare i suoi averi.

Fu in questo periodo di decadenza che il nobile iniziò a dare sfogo alla sua perversione, rapendo e uccidendo bambini con continuità e con una metodologia ben precisa. Dal 1432 in avanti, in ogni dimora di Gilles de Rais vi sarà una stanza dedicata ai massacri. Per i rapimenti si affidava alla sua ristretta cerchia di fedeli, tra cui spiccavano i cugini Gilles de Sillé e Roger de Briqueville, i quali pattugliavano i villaggi in cerca di fanciulli, convincendoli a seguirli a corte in cambio di una qualche promessa di vita migliore.

I bambini, una volta davanti al barone, venivano torturati e violentati finché la libido dell’orco non veniva placata. A quel punto, non potendo lasciare alcuna traccia, Gilles li uccideva provando piacere nel vedere la paura negli occhi delle vittime.

Così Etienne Corrillaut detto Poitou (paggio e complice) denuncia la metodologia:

«[…] egli dice che messer Roger e de Sillé gli ordinarono di prendere dei bambini e di portarli al detto sire: e i summenzionati gliene portarono molti, con i quali il detto sire s’eccitava, tenendo il suo membro in mano ed egli spandeva il suo seme sul loro ventre; dopo di che, faceva tagliar loro la gola; e talvolta, mentre agonizzavano, egli aveva commercio con loro […] altre volte li uccideva da solo, avendo prima commercio carnale; e metteva intorno al loro collo una corda che poi, servendosi di una pertica, attaccava a un gancio nella sia stanza».

Atti del processo, confessione di Poitou, presente in: Georges Battaille, Il processo di Gilles de Rais, p. 300-301

Lo stesso Poitou al processo racconta un altro avvenimento che ci fa ben capire la mente malata del duca:

«[…] dal giorno in cui il detto sire – Gilles de Rais – riebbe Champtocé dal detto sire di La Suze, suo fratello, avendolo avuto per due anni, il detto sire si recò a Champtocé ove rimase solo una o due notti. Il detto sire disse allora a lui Poitou, a Henriet, a Petit Robin e al menzionato Hicquet che dei bambini morti si trovavano da lungo tempo in una torre e che bisognava tirarli fuori. Poitou e Robin scesero giù, li misero in un sacco e li portarono via. Henriet, Hicquet e Sillé facevano la guardia. Essi ne trovarono quarantasei che furono messi dentro a dei bauli e portati a Machecoul dove furono bruciati in una torre. […] a Machecoul, dopo il recupero della detta piazza, che era stata presa dal sire di La Suze e dal sire di Lohéac, furono trovati ottanta bambini morti, i quali vennero ugualmente bruciati a Machecoul».

Atti del processo, confessione di Poitou, presente in: Georges Battaille, Il processo di Gilles de Rais, p. 300-301

Nei territori del nobile, fin dal primo omicidio si iniziò a vociferare delle sparizioni dei fanciulli a corte. Ma che valore aveva all’epoca un bambino proveniente dal più basso ceto sociale? NESSUNO! Proprio per questo il signore di Rais poté portare avanti indisturbato i delitti.

Non curante del divieto regio di vendere i suoi beni, Gilles de Rais nel 1440 aveva venduto i possedimenti di Saint-Etienne-de-Mer-Morte a Geoffroy Le Ferron, il quale li aveva affidati a suo fratello: il prete Jean Le Ferron. Il barone di Rais, tuttavia volle presto riprendere la proprietà del castello ceduto, con lo scopo di venderlo ad un prezzo maggiore a un altro nobile. Il 15 maggio 1440, mentre Jean le Ferron stava celebrando la Messa, Rais entrò di prepotenza nella cappella del paese urlando contro il prete e facendolo prigioniero.

L’azione era un affronto non solo alla famiglia Ferron, ma a tutta la Chiesa: pertanto intervenne lo stesso vescovo di Nantes Jean de Malestroit, che avviò un’indagine segreta contro il barone. Subito venne informato che molti paesani andavano dicendo che Gilles de Rais era solito rapire e far sparire i bambini.

L’uomo di chiesa aveva ciò che gli serviva!

Il nobile venne arrestato insieme ad amici e parenti e il 28 settembre iniziò il processo: in questa data testimoniarono otto persone, denunciando la scomparsa dei loro figli. Il 13 ottobre Gilles de Rais fu condotto davanti ai giudici per rispondere dei 49 capi d’accusa a lui rivolti. Il 16 e il 17 salirono sul banco degli imputati tutti i suoi complici, che (come si può vedere dagli atti del processo) ammisero i loro peccati. Nei giorni seguenti anche il signore di Rais confessò i suoi crimini. Il 25 ottobre i giudici ordinarono la sentenza, dichiarandolo colpevole di apostasia e di sodomia. L’indomani, trovò la morte per impiccagione e rogo.

Nonostante la dipartita, la figura di Gilles de Rais rimase impressa nelle menti, tanto da diventare una leggenda; addirittura, si pensa che nel nel XVII secolo abbia ispirato la fiaba di Charles Perrault intitolata Barbablù: la storia di un nobile con il vizio di uccidere le mogli.

Bibliografia:

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