Tommaso Gallarati Scotti e l’ambasciata italiana a Madrid

Conoscete lo stallo alla messicana? È quella particolare situazione che si crea quando un soggetto A punta la pistola contro un altro soggetto B, il quale a sua volta indirizza l’arma contro un terzo C, che, non da meno, chiude la catena rivolgendo il fucile contro A.

E se vi dicessi che in Europa c’è stato uno stallo (diplomatico) alla messicana, che ha visto protagoniste la Spagna, l’Italia e gli anglo-americani?

Si, perché alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la Spagna di Franco (neutrale durante il conflitto, ma simpatizzante nei confronti dei nazi-fascisti) sperava di poter utilizzare il Regno d’Italia per avvicinarsi ai vincitori e, così facendo, non essere tagliata fuori dalle politiche internazionali. L’Italia invece, sotto controllo anglo-americano e in piena crisi economica, cercava di ottenere soldi dai cugini ispanici, senza tuttavia inimicarsi gli Alleati che, al contrario, volevano la caduta del regime franchista.

A sbloccare la situazione fu il duca Tommaso Gallarati Scotti, ambasciatore italiano in Spagna, che seppe giostrarsi in questo complesso teatro politico. 

Ma andiamo con ordine.

Chi era costui?

Nato a Milano nel 1878 in una famiglia aristocratica lombarda, Tommaso Gallarati Scotti fu uno scrittore e intellettuale italiano. Al seguito di Luigi Cadorna partecipò alla Conferenza di Pace del 1919. Con l’avvento del fascismo fu tra i primi a schierarsi contro questo movimento e a denunciarne la pericolosità, tanto da essere uno dei firmatari del Manifesto degli Intellettuali Antifascisti del 1925.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il duca fece di casa sua in via Manzoni un luogo di ritrovo per tutti gli oppositori del regime. Fedelissimo alla Corona (soprattutto al principe Umberto) portò avanti l’antifascismo monarchico.

Rappresentando insieme a Giustino Arpesani il Partito Liberale, il 26 luglio del 1943 (caduto il fascismo) ospitò nella sua residenza il primo incontro dei partiti che, da lì a poche ore, avrebbero preso le redini del Regno d’Italia. In quest’occasione fu redatto un primo manifesto in cui veniva richiesto l’armistizio con gli anglo-americani. Quando l’8 settembre 1943 venne reso pubblico l’Armistizio di Cassibile, Gallarati Scotti si espose pubblicamente in un comizio in piazza del Duomo.

Iniziata l’occupazione tedesca e proclamata la Repubblica Sociale Italiana, il nostro protagonista fu costretto a nascondersi con falso nome all’Hotel Bellevue di Cadenabbia. Una volta scoperto, non gli restò che trovare rifugio in Svizzera. Da qui continuò a portare avanti le sue lotte politiche collaborando con alcune testate giornalistiche e diventando consigliere della principessa Maria José del Belgio (consorte del principe Umberto e futura regina d’Italia).

Il 13 luglio 1944 Gallarati Scotti ricevette una lettera da parte di Giovanni Visconti Venosta (sottosegretario agli Esteri), in cui gli veniva chiesto se fosse disposto ad accettare l’ambasciata a Madrid. Il nobile spedì una risposta il 16 dello stesso mese, accettando l’incarico. La nomina arrivava in un momento ben preciso: il Regno d’Italia si stava ricostruendo a sud e doveva riprendere i contatti diplomatici internazionali. Renato Prunas (segretario generale del Ministero degli Esteri per il Regno d’Italia) «aveva bisogno di uomini che non si fossero mai compromessi con il fascismo» (vedi Alfredo Canavero, Memorie riservate di un ambasciatore, Franco Angeli Editore, p.32).

Il 10 dicembre 1944 Gallarati Scotti prese un aereo, atterrando lo stesso giorno a Roma (ormai liberata e tornata sotto controllo della monarchia), dove incontrò Umberto (nominato Luogotenente del Regno). Si fermò in Italia per più di un mese. Raggiunse la Spagna via mare, arrivando a Madrid il 15 febbraio.

Come ebbe modo di accorgersi presto Gallarati Scotti, la Spagna di Franco stava attraversando un periodo molto difficile. Infatti, nonostante la non partecipazione alla guerra, il regime spagnolo aveva sempre considerato Mussolini e Hitler come alleati, ma, ora che lo scontro era al termine, risultava politicamente isolato. Inoltre, i paesi anglosassoni (soprattutto gli Stati Uniti d’America) puntavano a far cadere il Caudillo, cercando di tornare alla vecchia monarchia. Ebbene, sarà proprio questa la situazione che ben presto il nostro ambasciatore si troverà a dover gestire in prima persona.

I motivi per cui il governo Bonomi aveva deciso di inviare un ambasciatore a Madrid (attirandosi le ire della sinistra che chiedeva il rientro immediato di Gallarati Scotti) furono diversi: tra questi uno dei più importanti era sicuramente legato al fatto che l’Italia intratteneva da anni relazioni economiche e commerciali con la Spagna, come dimostrava la presenza sul territorio di numerose industrie italiane (ad esempio la FIAT, la Pirelli, la Olivetti, Assitalia e INA). Ultima questione, ma non meno importante, era che lo Stato italiano nel 1939 aveva prestato al governo di Franco 10.000 tonnellate di grano per riuscire ad affrontare la crisi, insieme ad altri 7 miliardi di lire durante la guerra civile. Era giunto il momento di richiedere indietro i soldi per riuscire a portare a termine la guerra e ricostruire la penisola.

Il 24 febbraio Gallarati Scotti incontrò Franco, il quale organizzò per il nuovo ambasciatore una grossa cerimonia, mostrando come il Caudillo fosse ben disposto nei confronti del duca.

il Caudillo Francisco Franco

Stava andando tutto come previsto e l’italiano iniziò subito a muoversi per riuscire a ottenere indietro il prestito. Vi era tuttavia una complicanza: l’8 marzo del 1940 Mussolini aveva concesso a Franco una riduzione di due miliardi del debito (da 7 si passò quindi a 5) pagabili in 25 anni. L’Italia aveva bisogno di riprendere tutto e subito. Ad aggravare ulteriormente la situazione fu Palmiro Togliatti (leader del Partito Comunista e in quel momento vicepresidente del consiglio), che il 28 febbraio 1945 mandò un telegramma a Juan Negrin in cui auspicava la veloce caduta del regime franchista. Reso pubblico, lo scritto causò non pochi problemi a Gallarati Scotti, che subito prese contatto con i vertici dello Stato iberico per spiegare che le parole di Togliatti non erano politiche, ma personali.

Nonostante le difficoltà, Gallarati Scotti, incontrando il ministro degli esteri spagnolo Lequerica il 25 e il 30  aprile, riuscì a ottenere per il suo Pese 700 mila kg di olio d’oliva in cambio del grano prestato nel 1939.

«Importante colazione da Lequerica con Carceller e Sangroniz. Mi pare di aver servito bene il mio paese. È decisa la restituzione in olio delle 10.000 tonn. di grano. Pranzo da me in onore di Sangroniz che parte per l’Italia con Lequerica, la Duchessa di Montpensier ecc.».

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 25 aprile 1945

«Furono da me a colazione Lequerica, Carceller, Sangroniz. La restituzione di 10.000 tonn. di grano in 700 tonn. olio è decisa per mia responsabilità. A me sembra un grosso successo dato il bisogno di grassi che ha l’Italia. Vorrei aver servito bene il mio paese. Si è anche prospettata la possibilità di risolvere il problema del credito di guerra con la restituzione in natura di almeno per la metà del credito di 5 miliardi di lire».

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 30 aprile 1945

Il 26 aprile l’ambasciatore ricevette la notizia della fine della guerra a seguito della liberazione della penisola. Non fece in tempo a gioire per la vittoria, che il 5 maggio fu chiamato a risolvere una nuova questione diplomatica molto delicata. In questa data il governo spagnolo aveva promulgato una nuova legge che andava a equiparare i cittadini italiani in Spagna a quelli tedeschi, congelandone i beni. Presi contatti con Lequerica, Gallarati Scotti scoprì da questo che il decreto era stato imposto dagli anglo-americani. Desideroso di risolvere il problema, con grossa tenacia si recò a colloquio con l’ambasciatore americano in Spagna, Norman Armour, convincendolo a revocare il decreto.

«Visita all’Ambasciata d’America. Protesto per il decreto 5 maggio che blocca tutti i beni italiani. Accenno alla situazione interna spagnola che mi propongo di trattare con lui a un thé».

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 12 maggio 1945

«Colloquio con Armour e con Lequerica. Ad Armour espongo con voce commossa la situazione degli italiani posti dal decreto in posizione di nemici e nemmeno di cobelligeranti. Lo assicuro che alcuni interessi nostri sono sani e vitali possono sfidare qualsiasi inchiesta. Io ne garantisco. Lequerica mi assicura che il decreto fu voluto e imposto dagli alleati, più particolarmente dall’America. Tutto lascia supporre che gli Alleati con pretesto di perseguire i beni nemici vogliano prendere i nostri».

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 18 maggio 1945

«Visita a Lequerica a cui parlo del monumento di Saragoza, dello sblocco dei beni italiani e della buona impressione prodotta in colonia, della liberazione dei detenuti nel campo di concentramento di Miranda de l’Ebro e delle trattative per il debito di guerra. Ore 13 visita all’incaricato d’affari d’Inghilterra Brower che ringrazio per l’applicazione dello sblocco».

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 12 giugno 1945

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la fragilità del regime franchista venne ad incrinarsi ulteriormente. L’1 giugno 1945 Armour confidò a Gallarati Scotti che gli Stati Uniti d’America, in accordo con l’Inghilterra, volevano la caduta di Franco: gli USA erano disposti a qualsiasi altra forma di governo, mentre la Gran Bretagna spingeva per il ritorno alla vecchia monarchia. Mangiata la foglia, il Caudillo fu molto abile a giostrarsi in questa delicata situazione, lanciando il sasso e ritraendo la mano in più occasioni: prometteva infatti modifiche per poi non attuarle. In linea con questa strategia, il 13 luglio 1945 fece approvare il Fuero de los españoles (una sorta di carta dei diritti dell’uomo per gli spagnoli).

Gallarati Scotti, in una lettera al Ministero degli Esteri italiano, commenterà così: «Il Fuero è un documento che denota una straordinaria abilità da parte dei suoi compilatori, in quanto riesce in 36 articoli a non dire nulla […] più che di una effettiva realizzazione, una delle tante mosse di Franco intese a far credere al mondo che il regime da lui instaurato in questo Pese obbedisce ai più sani e riconosciuti principi democratici». (Cft. Alfredo Canavero, Memorie riservate di un ambasciatore, Franco Angeli editore, p. 49).

Pochi giorni dopo Franco annuncerà anche al Congresso Nazionale della Falange il ritorno alla monarchia tradizionale, senza tuttavia dire come e quando.

«[…] Alle 9.30 viene da me Gullino a riferirmi sul discorsi di franco. Sfuggente come sempre. Monarchia sì, ma il giorno che morisse lui…Come si poteva immaginare egli dà fumo agli alleati, ma dal suo posto non accenna a muoversi».

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 17 luglio 1945

Il 20 luglio Franco portò avanti un cambiamento all’interno dei suoi centri di comando: l’obiettivo era quello di nominare nuovi ministri più filo anglo-americani, licenziando i vecchi falangisti. Nell’ottica di utilizzare la Chiesa come garante nei confronti degli Alleati, il Caudillo nominò come nuovo Ministro degli Esteri Alberto Martin Artajo (proveniente appunto dall’Azione Cattolica).

Il 27 agosto Gallarati Scotti ebbe modo di incontrarsi con quest’ultimo, il quale comunicò all’ambasciatore che in settembre si sarebbe tenuto un Consiglio dei Ministri per trasformare la Spagna in una monarchia costituzionale, eliminando la falange e abolendo i divieti alla libertà di stampa. Tuttavia, di queste iniziative alla fine non se ne fece nulla.

Più importanti furono invece le questioni economiche che il nostro ambasciatore mise sul tavolo delle trattative: era giunto il momento di farsi pagare il debito di guerra! L’11 luglio il governo italiano presentò il problema alla Commissione Alleata di Roma. Con il benestare degli Alleati, al colloquio del 27 agosto con il ministro spagnolo, Gallarati Scotti introdusse l’argomento. Iniziarono così lunghe e difficili negoziazioni, tanto da portare l’ambasciatore a scrivere che «Roma chiedeva cose impossibili». A novembre la situazione si sbloccò e il duca riuscì a ottenere l’anticipo del rimborso di una parte del prestito e la restituzione dell’altra parte in generi alimentari.

«[…] In questi giorni ho condotto con ferma volontà le trattative per il debito di guerra. Esse dovrebbero risolversi nei prossimi giorni dopo di che farei la mia corsa in Italia. Sento di aver fatto molto riguardo alla soluzione di problemi finanziari e commerciali che non erano stati risolti da miei predecessori in ottime relazioni di partito con i reggenti della Spagna. Miei colloqui risolutivi con Martin Artajo e Navasquez.» .

dal diario di Tommaso Gallarati Scotti, 17 novembre1945

Non soddisfatto, il nostro ambasciatore riuscì anche a ottenere un accordo commerciale tra Italia e Spagna, firmato a Roma il 10 gennaio 1946. Tuttavia Nenni, appresa la notizia che il governo di Parigi aveva chiuso i rapporti con quello di Franco, richiese il ritiro dell’ambasciatore. Né scaturì un dibattito tra lui e De Gasperi. Quest’ultimo chiuse la questione dicendo che l’Italia seguiva le politiche degli Alleati e che, quindi, non avrebbe ritirato l’ambasciata fino a nuove direttive. Quando la diatriba giunse alle orecchie del governo spagnolo, i rapporti tra i due Paesi si raffreddarono e Franco minacciò di far saltare il patto commerciale appena sancito. Alla fine, grazie al duca, le acque si calmarono.

Scheda elettorale per il referendum del 2 giugno 1946

Il 2 giugno, a seguito dei risultati delle elezioni (che videro la sconfitta della Corona), Gallarati Scotti fu richiamato in patria da Umberto II. Senza soffermarci troppo su questa parentesi, ci basti dire che l’ambasciatore pensò seriamente di accompagnare in esilio il suo re, ma alla fine fu proprio Umberto ad impedirglielo. Tornato in Spagna il 2 agosto, continuò il suo lavoro per la nuova Repubblica Italiana.

Il 19 ottobre 1946, a seguito di accordi presi al momento della nascita della Repubblica, De Gasperi nominò Nenni Ministro degli Esteri. Quest’ultimo decise di riprendere subito la questione spagnola e, il 28 dello stesso mese, convocò Gallarati Scotti. L’ambasciatore ricordò al neo ministro che praticamente tutti gli Stati del mondo intrattenevano relazioni diplomatiche con la Spagna, a eccezione dell’Unione Sovietica. Nenni, pertanto, aspettò a ordinare il ritiro dell’ambasciata e lasciò proseguire il duca nel suo lavoro.

Il 12 dicembre 1946, l’Assemblea dell’ONU raccomandò agli Stati membri di ritirare le proprie ambasciate dalla Spagna, così da chiudere i rapporti diplomatici con Franco. Nenni, in linea con questa politica, richiamò Gallarati Scotti, il quale tornò finalmente in patria, ma per poco tempo. Lo attendeva infatti un nuovo e prestigioso incarico: l’ambasciata inglese!

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