L’Armata delle Molucche: primi problemi e arrivo nel Nuovo Mondo

Ci siamo lasciati (qui) con la partenza dell’Armata delle Molucche, che salpò il 20 settembre 1519 ed era così formata:

Nave ammiraglia Trinidad, 55 uomini, capitano: Ferdinando Magellano

San Antonio, 60 uomini, capitano: Juan de Cartagena

Concepción, 45 uomini, capitano: Gaspar de Quesada

Victoria, 42 uomini, capitano: Luis de Mendoza

Santiago, 32 uomini, capitano: Giovanni Serrano

Preso il largo, la flotta navigò verso sud con l’intento di raggiungere le Isole Canarie. Scoperte nell’antichità, queste erano ormai da secoli tappa fissa prima di ogni viaggio che puntasse a circumnavigare l’Africa o a raggiungere le Indie (sia passando da est che da ovest). Autori classici descrivono l’arcipelago come un piccolo paradiso governato dalla magia e da fenomeni inspiegabili in cui potersi rifocillare, tanto da attribuire loro il nome di Isole Fortunate.

Dopo sei giorni di viaggio le navi raggiunsero l’isola di Tenerife. Magellano ordinò all’equipaggio di gettare l’ancora. Il Capitano Generale subito si diede da fare per riempire le stive con provviste fresche e durature, intrattenendo relazioni commerciali con i mercanti locali. Questi ultimi, esperti nell’arte del truffare i marinai, falsificarono le bolle di carico, mentendo così su quantità e qualità della merce acquistata. Di questo, però, Magellano se ne accorgerà solamente più avanti.

Trascorsi tre giorni, le imbarcazioni furono spostate in un altro porto dell’isola chiamato Monte Rosso. Qui Magellano ricevette due lettere: la prima lo avvisava che re Manuel aveva messo alle costole dell’Armata due flotte, con lo scopo di impedire la missione; l’altra, proveniente dal suocero Diogo Barbosa, lo esortava a fare attenzione a causa di un possibile ammutinamento dei suoi capitani, capeggiato (com’era ovvio) da Juan Cartagena. Spaventato più dalla prima che dalla seconda, decise di abbandonare le Canarie per riprendere il largo. E così, a mezzanotte del 3 ottobre, Magellano comandò di levare le ancore e spiegare le vele al vento.

Senza consultarsi con nessuno (e soprattutto con Cartagena) decise di spingersi ancora più a sud lungo le coste africane. Non si capiva il perché di quella strana rotta e ai quesiti dei capitani l’ammiraglio rispondeva semplicemente di seguirlo, senza troppe domande. Questa sua presa di posizione contribuì ad accrescere ulteriormente il malessere che si era generato tra le schiere di comando.

Dopo quindici giorni di mare calmo, il clima iniziò a mutare e forti venti colpirono le navi.

Gli equipaggi si trovarono allora in balia delle onde e del maltempo, e gli uomini dovettero lavorare incessantemente per evitare che le imbarcazioni affondassero; solamente dopo settimane il mare si quietò. Appena realizzarono di essere scampati al peggio, i marinai, alzando gli occhi al cielo, videro delle misteriose luci intorno all’albero maestro della Trinidad: i fuochi di sant’Elmo. Questo fenomeno atmosferico convinse gli equipaggi che il loro capitano generale avesse ricevuto una benedizione divina, ma la nuova fortuna di Magellano era destinata ad avere breve durata.

Scampati alle tempeste atlantiche, i nostri protagonisti si ritrovarono ben presto ad incappare in nuove sventure. I burrascosi venti, infatti, cessarono, ma i giorni che seguirono furono caratterizzati dalla bonaccia (assenza di correnti d’aria), con la conseguente immobilità delle navi.  Erano abbandonati in mezzo al mare.

Nuovamente i capitani rincominciarono a tramare contro Magellano. Il malessere si palesò quando il comandante della San Antonio smise di recarsi di persona sulla Trinidad per fare rapporto. Per due volte Cartagena inviò un mozzo in segno di sfida.

In contemporanea, alla rivalità fra i due si aggiunse un’altra problematica; Antonio Salomon, mastro della Victoria, era stato colto dall’equipaggio a sodomizzare un mozzo di nome Antonio Ginovés. L’ammiraglio si trovò di fronte ad una difficile decisione: da un lato le leggi spagnole e religiose condannavano l’omosessualità e, da regolamento, Magellano avrebbe dovuto comandare una sentenza di morte; tuttavia, dall’altro lato, le pratiche sodomitiche erano largamente diffuse in mare e socialmente accettate dai marinai, e i capitani si limitavano a girarsi dall’altra parte facendo finta di non vedere. Forse per mostrarsi forte agli occhi dei suoi rivali, Magellano optò per la linea dura e decise che Salomon sarebbe stato giudicato da una corte marziale, la quale, infatti, lo condannò alla pena di morte per strangolamento. La sentenza sarebbe stata eseguita il 20 dicembre.

Risolta la questione, Magellano decise di prendere di petto il problema dei capitani, e così li fece riunire nella sua cabina. Subito capì che ad eccezione di Serrano della Santiago, tutti gli altri avevano ormai deciso di schierarsi dalla parte di Cartagena, il quale li aveva convinti che Magellano fosse in verità ancora fedele al re del Portogallo, tanto da voler portare la spedizione al fallimento non prendendo subito l’ovest. In vero, il portoghese aveva scelto quella rotta proprio per sfuggire alle navi di re Manuel, incaricate di bloccare a ogni costo il loro viaggio. Cartagena, davanti agli altri capitani, dichiarò che non avrebbe più preso ordini da Magellano. A queste parole l’ammiraglio fece entrare nella stanza Gonzalo Gomez de Espinoza, ufficiale della Trinidad, e altri due fedeli: Cristovão Rebelo e Duarte Barbosa, dando l’ordine di arrestare il capitano della San Antonio per ammutinamento.

Cartagena inutilmente urlò a Quesada e Mendoza di agire in sua difesa, ma i due si limitarono a supplicare il Comandante Generale di non fargli del male e liberarlo. Impossibilitato a condannarlo a morte, Magellano decise di sollevarlo dal comando (sostituito temporaneamente da Antonio de Coca) e lo affidò alle custodie di Mendoza, capitano della Victoria.

Risolto il problema dell’ammutinamento, Magellano pensò fosse arrivato il momento di tentare la traversata atlantica. Sulla linea equatoriale, impostò la nuova rotta con direzione sud-ovest!

L’intenzione era quella di raggiungere il Nuovo Mondo all’altezza di Rio de Janeiro, ma, a seguito della Corrente Equatoriale Sud che li spinse verso nord, il 29 novembre le navi si ritrovarono sulle coste di Capo Sant’Agostino (oggi Cabo Branco, dove sorge la città di João Pessoa). Qui poterono fermarsi e Magellano diede l’ordine di scendere a terra per procurare viveri. Avevano finalmente raggiunto il Brasile e il Nuovo Mondo!

Come ricorda lo stesso Pigafetta, il Verzin (nome con cui chiama quelle terre), apparteneva al Portogallo, ma lo Stato vi esercitava tuttavia uno scarso controllo. Fu così, infatti, che le navi riuscirono senza troppe difficoltà a discendere lungo la costa e attraccare al porto della Baia di Santa Lucia (sulle sponde di Rio de Janeiro) il 13 dicembre.

Così descrive quelle terre Pigafetta: «Passato che avessemo la linea equinoziale, in verso el meridiano, perdessemo la tramontana, e così se navegò tra el meso iorno e garbin fino in una tera, che se dise la Tera del Verzin, in 23 gradi ½ al polo antartico, che è tera del Capo de Sancto Augustino, che sta in 8 gradi al medesimo polo […]. Questa Tera del Verzin è abondantissima e più grande che Spagna, Fransa e Italia tute insieme; è del Re de Portugalo. Li populi di questa tera non sonno cristiani e non adorano cosa alguna, viveno secondo lo uzo de la natura e viveno centovinticinque anni e cento e quaranta. Vano nudi cossì omini como femine.»

Gettata l’ancora trovarono ad accoglierli sulla sponda gli indigeni del posto. Dai racconti giunti sino al Vecchio Mondo, questi individui erano più simili ad animali che a persone, e nella maggior parte dei casi erano ostili e soliti all’usanza del cannibalismo. I marinai si stupirono nel trovare invece un popolo amichevole e disposto a commerciare con loro. Secondo Pigafetta questa cordialità era dovuta al fatto che il loro arrivo era stato percepito come un segnale divino, poiché «Era stato forse due mesi [che] non aveva piovesto in questa terra; e quando giongessemo al porto, per caso piovette. Per questo dicevano noi venire dal cielo e avere menato nosco la pioggia» inoltre, attratti dalle navi, pensavano che «li battelli fosseno figlioli de le navi e che elli li partorisseno quando se buttavano fora de nave in mare; e stando così al costado, come è usanza, credevano [che] le navi li nutrissero» (dal diario di Pigafetta).

La cosa che rallegrò di più i marinai fu che, in cambio di pochi oggetti a loro inutili, potevano comprare le figlie degli indigeni e togliersi tutte le voglie che avevano maturato nei mesi di viaggio.

 Mentre gli uomini saziavano la loro libido, Magellano si occupò di barattare ogni genere di fresche scorte alimentari e acqua potabile.

 «Pigliassemo gran rinfresco de galline, batate, pigne molto dolci, frutto in vero piú gentil che sia, carne de anta come vacca, canne dolci ed altre cose infinite, che lascio per non essere prolisso. Per un amo da pescare o uno cortello davano 5, o 6 galline: per uno pettine uno paro de occati; per uno specchio o una forbice, tanto pesce che avrebbe bastato a X uomini; per uno sonaglio o una stringa, uno cesto de batate; queste batate sono al mangiare come castagne e longhe come napi; e per uno re de danari, che è una carta da giocare, ne detteno 6 galline e pensavano ancora averne ingannati» (dal diario di Pigafetta).

Riposarono in questo paradiso per 13 giorni, costruendo una capanna e dicendo messa due volte. Sei giorni prima della partenza, il 20 dicembre, successe però un fatto che riportò i marinai alla vita reale: era infatti giunto il momento di far pagare la pena ad Antonio Salamon. Un marinaio incappucciato (in modo che nessuno all’interno dell’equipaggio potesse riconoscerlo) strangolò il collega davanti agli occhi di tutta la ciurma. Da quel momento in poi Magellano rincominciò a essere malvisto.

Prima di abbandonare quella spiaggia, il Capitano Generale pensò di sostituire Antonio de Coca (che aveva a sua volta preso il posto di Cartagena al comando della San Antonio) con Alvaro de Mesquita. Questo contribuì a diffondere il malessere generale all’interno della flotta: si gridò al nepotismo, in quanto costui era un lontano parente di Magellano, nonché di origini portoghesi.

Il 26 dicembre le navi ripresero il largo con direzione sud, con lo scopo di ridiscendere la costa e trovare il famoso Rio de la Plata!

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