L’Armata delle Molucche: i preparativi

Il 20 settembre del 1519 Ferdinando Magellano salpò con una flotta composta da cinque navi da Sanlucar de Barrameda (Spagna) con direzione l’ovest, dando così inizio alla prima spedizione che circumnavigò il globo. Per celebrare il cinquecentenario dell’impresa, ho deciso di narrare le sue avventure in più puntate. Prima di iniziare, tuttavia, devo fare una premessa che permetta di capire la situazione politica ed economica in cui la vicenda ebbe origine.

La nostra narrazione si deve aprire con la figura di Rodrigo de Borja. Spagnolo di Valencia e studente di giurisprudenza, acquisì il nome di Borgia quando uno zio materno, Alfonso Borgia, salì sul soglio pontificio con il titolo di Callisto III. In linea con la tradizione di famiglia, l’11 agosto 1492 divenne a sua volta pontefice, con il titolo di Alessandro VI. Qualche giorno prima un genovese di nome Cristoforo Colombo era partito con tre caravelle, diretto verso ovest, alla ricerca di una via alternativa per le Indie.

Le scoperte di Colombo aprirono una nuova era. Le potenze europee diedero il via a una vera e propria corsa alle navi per assicurarsi il controllo delle terre Oltreoceano, così da accrescere le proprie tratte commerciali.

Nel maggio 1493, Alessandro VI divise il mondo in due, decretando la bolla Inter Caetera, con la quale, di fatto, concedeva che tutte le terre ad ovest di un meridiano posto a 100 leghe dalle isole di Capo Verde fossero di proprietà della Spagna, mentre quelle ad est appartenessero al Portogallo.

Con questa presa di posizione decise di schierarsi dalla parte dei sovrani spagnoli (Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona), che si videro così tutelare le scoperte fatte da Cristoforo Colombo.

I due Paesi rivali cercarono allora di modificare la linea di demarcazione a loro vantaggio, finché, il 7 giugno 1494, trovarono una soluzione firmando il Trattato di Tordesillas. I portoghesi ottennero così di spostare il confine più a ovest di 270 leghe, facendo passare il meridiano a 370 leghe da Capo Verde (oggi sarebbe 46°30’ di longitudine Ovest).

Nonostante la firma da parte delle due potenze marittime, bisogna sempre tenere presente che all’epoca era difficile conoscere l’esatta posizione del meridiano, pertanto gli scontri continuarono, facendo salire la competitività alle stelle.

Altro problema era la scarsa conoscenza geografica del globo. Da secoli ormai si sapeva che la Terra fosse tonda, ma non se ne conosceva la grandezza: si pensava infatti che il pianeta fosse molto più piccolo, ignorando del tutto l’esistenza dell’Oceano Pacifico (un terzo del pianeta).

Calcoli sbagliati e cuori impavidi guidarono molti marinai verso ovest con l’obiettivo di trovare la gloria ed essere ricordati nella storia. Uno di questi sarà proprio il nostro Ferdinando Magellano. Egli nacque nel 1480 a Sabrosa (piccolo villaggio di montagna in Portogallo) all’interno di una famiglia aristocratica. Suo padre Rodrigo era un ufficiale stanziato al porto di Aveiro. Sulla madre, Alda de Mesquita, si hanno invece poche informazioni. Laurance Bergreen, nel suo libro Oltre i confini del mondo, sostiene che «il cognome Mesquita, che significa moschea, era piuttosto diffuso fra i conversos portoghesi, che lo sceglievano nel tentativo di camuffare le loro origini ebraiche», le stesse che attribuisce quindi a Magellano . (L.B., Oltre i confini del mondo, Collezione storica Garzanti, p. 34).

All’età di dodici anni, Ferdinando, rimasto orfano, venne condotto insieme al fratello Diogo alla corte di re Joao, che lo prese come paggio e gli assicurò un’istruzione di alto livello.

Purtroppo per lui, nel 1495 il re morì e gli successe Manuel I. Quest’ultimo non prese in simpatia Ferdinando, arrivando a ostacolare in più occasioni la sua carriera.

Nel 1505 i due fratelli Magellano riuscirono a prendere parte a una spedizione composta da ventidue navi e capitanata da Francisco de Almeida, indirizzata in India. Dopo otto anni passati a servire il Portogallo in Asia, Magellano decise di investire quasi tutte le sue ricchezze in un’impresa commerciale, che tuttavia si rivelò un fallimento totale, facendogli rischiare la bancarotta. Pertanto tornò a Lisbona, per poi, una volta comprato un cavallo, cercare la gloria nella campagna portoghese per il Nord Africa.

Nel 1513 partecipò all’assedio della città di Azamor in Marocco, dove perse il suo destriero. Povero in canna, venne rimborsato solo di una piccola parte della perdita e decise pertanto di scrivere lui stesso direttamente al re, il quale lo liquidò negandogli il rimborso completo. Orgoglioso e ancora aggrappato al desiderio di passare alla storia, Magellano riuscì a trovare una nuova cavalcatura e continuò a combattere. Alla fine, però, l’unica cosa che ottenne fu un infortunio al ginocchio che lo costrinse a zoppicare tutta la vita.

Nonostante la promozione a quartiermastro, presto riprese lo scontro con la Corona, poiché venne accusato di aver venduto per interesse personale un bottino di guerra appartenente all’esercito. Questo fatto lo convinse a recarsi dal re per spiegare l’accaduto, ma egli lo accusò di essersi sottratto al giudizio della corte militare e lo costrinse a tornare in Marocco. Giunto nuovamente in Nord Africa, Magellano venne assolto da tutte le accuse e poté tornare a Lisbona.

Non più ragazzino, si persuase di poter convincere il re a finanziare un nuovo viaggio verso le Isole delle Spezie (o Isole Molucche) ma, questa volta, passando da ovest, sicuro dell’esistenza di uno stretto a sud del continente americano. Rese partecipe del progetto anche Ruy Faleiro, matematico, cartografo e cosmologo all’università di Coimbra. Nonostante gli sforzi, re Manuel respinse per tre volte la proposta dei due.

Magellano decise allora di tentare la sorte alla corte di Spagna e il 20 ottobre del 1517 si trasferì a Siviglia dove, da lì a poco, sarebbe stato raggiunto dall’amico (e collega) Faleiro. Qui la situazione era molto diversa dal Portogallo. A differenza del vecchio re Manuel, Carlo I era molto giovane e desideroso di mostrare il suo valore. Inoltre (fatto non meno importante) era un monarca straniero, essendo nato e cresciuto lontano dalla Penisola Iberica.

Subito il nostro protagonista prese la cittadinanza spagnola dichiarando fedeltà al nuovo sovrano e rinnegando Manuel. Sapeva però che questo non sarebbe bastato e che avrebbe avuto bisogno di uno sponsor che appoggiasse la sua causa prima di presentarla alla Casa de Contratacion. Iniziò così a corteggiare Beatriz, la figlia di un ricco commerciante di nome Diogo Barbosa (anche lui di origine portoghese). Dal matrimonio, avvenuto poco tempo dopo, ottenne una fortuna di 600.000 maravedì.

Recatosi davanti ai dirigenti della Casa de Contratacion, Magellano trovò ad ascoltarlo un pubblico molto interessato, ma alquanto scettico. I problemi che emersero furono due: la questione del Trattato di Tordesillas (ritenendo che le Isole Molucche potessero trovarsi in territorio portoghese e non spagnolo) e la sfiducia ad affidare una missione così importante a due portoghesi.

Nonostante il rifiuto della commissione, il progetto attirò l’attenzione di un dirigente: Juan de Aranda, il quale subito propose di usare la sua influenza per far approvare la spedizione in cambio del 20% di tutti i guadagni. Magellano decise di accettare, senza però consultarsi prima con il socio Faleiro, facendo così incrinare il rapporto tra i due.

Malgrado lo scontro con quest’ultimo, Aranda riuscì a scavalcare la Casa de Contratacion ottenendo, per Magellano e Faleiro, un colloquio con il re a Valladolid (capitale della Castiglia). Il 20 gennaio 1518 i due furono ricevuti da Carlo e dai suoi consiglieri, tra cui spiccavano le figure di Juan Rodriguez de Fonseca (vescovo di Burgos e direttore della Casa de Contratacion) e Bartolomé de las Casas (storico e missionario). Magellano per prima cosa presentò delle lettere che gli aveva spedito anni prima l’amico Serrao (esploratore portoghese che aveva raggiunto le Isole Molucche), in cui si descriveva l’immensità dei campi di spezie. Qui le terre erano indicate cinquemila miglia più ad est rispetto alla vera posizione, pertanto  Magellano poté sfruttarle per dimostrare come queste si trovassero (per certo) all’interno della sezione di globo appartenuta alla Spagna e non al Portogallo.

Dopo le lettere, Magellano mostrò anche una mappa del mondo molto dettagliata che aveva sottratto al Paese natio. Qui vi tracciò la rotta che aveva in mente di percorrere, esternando la sua volontà di superare il continente americano passando da uno stretto che i portoghesi chiamavano Capo Santa Maria e gli spagnoli Rio de la Plata (N.B. rio significa fiume, ed effettivamente Magellano e Faleiro erano in errore in quanto si trattava veramente di un fiume e non di uno stretto).

Il 22 marzo 1518 i capitani ricevettero da re Carlo il contratto di navigazione, il quale affidava ai due l’intero comando della flotta (composta da cinque navi: Trinidad, San Antonio, Concepcion, Victoria, Santiago) e tutto ciò che avevano richiesto, tra cui la possibilità di commerciare liberamente nelle terre scoperte e metterle sotto il loro controllo, ottenendo i titoli ereditari di Governatori. Chi rimase scontento dell’accordo fu Fonseca, poiché vedeva assegnare la maggior parte delle ricchezze ai capitani (e non ai vertici della Casa de Contratacion).

Tornato a Siviglia Magellano si diede subito da fare per organizzare la spedizione, ma ben presto dovette fare i conti con parecchie problematiche. Prima fra tutte fu il tentativo di re Manuel di bloccare l’impresa sul nascere; infatti, venutone a conoscenza, si sentì ingannato e ordinò ad Alvaro da Costa di recarsi dal traditore per cercare di riportarlo in patria. Al rifiuto di Magellano, l’emissario di Manuel si presentò da re Carlo dichiarando che, finanziando la spedizione, la Spagna avrebbe violato il Trattato di Tordesillas. Carlo, però, non diede peso a queste accuse continuando dritto per la sua strada, e stanziò 8.751.125 maravedì da destinare alla flotta.

Vi erano anche molti pericoli interni. Sabato 23 ottobre, durante i preparativi, Magellano diede l’ordine di issare sugli alberi maestri le due bandiere contenenti una i simboli della Corona spagnola e l’altra quelli della famiglia del capitano. Quest’ultima, ricordando molto i colori del Portogallo, generò malessere e tensioni. Un funzionario del porto ordinò al capitano di rimuovere la bandiera e, al suo rifiuto, un secondo ufficiale incitò la folla a catturare il portoghese per consegnarlo alle autorità. Tutto l’equipaggio fu arrestato e un marinaio accoltellato, cosa che aggravò ancor più la situazione.

Magellano scrisse a Carlo in cerca di aiuto e la risposta arrivò qualche giorno dopo. Il re ordinò di punire tutti coloro che avevano offeso il capitano. Nonostante la presa di posizione del sovrano, questo evento ebbe delle ripercussioni, provocando dubbi nella mente degli investitori. Sfruttando il momento, Fonseca riuscì a minare il potere di Magellano sulla missione, assicurandosene indirettamente il comando. Il 6 aprile 1519 il re, sotto consiglio di quest’ultimo, nominò Juan de Cartagena ispettore generale della flotta, con lo scopo di gestirne la contabilità e le ripartizioni dei bottini. Di fatto, il suo ruolo era parallelo a quello dei comandanti in capo e aveva il compito di controllo (per conto del re) sui capitani.

La situazione era destinata a peggiorare ulteriormente. Faleiro iniziò a manifestare una grossa instabilità mentale che portò il re a emettere un’ordinanza datata 26 luglio 1519 in cui vietava a questo di prendere parte alla spedizione. Rapido, Fonseca sfruttò l’occasione per nominare Andres San Martin cartografo della flotta, senza però ottenere per lui il ruolo di comandante ex equo di Magellano. Tuttavia, mancando quindi il capitano di una nave, nominò Cartagena con il titolo di persona conjunta, termine che lasciava spazio all’interpretazione: non era allo stesso livello di Magellano, ma quest’ultimo avrebbe comunque dovuto consultarlo in ogni momento. Non soddisfatto, fece assumere come capitani altri due suoi vassalli: Luis de Mendoza (per la nave Victoria) e Gaspar de Quesada (per la nave Concepcion). Il comandante generale si vide quindi sottrarre il controllo su tutti i ruoli di rilievo.

Nel maggio si unì alla ciurma anche un giovane italiano di nome Pigafetta. Devoto a Magellano, quest’ultimo fu incaricato di narrare giorno per giorno le vicende del gruppo. È proprio grazie a tali racconti che conosciamo nel dettaglio l’impresa.

Nonostante le difficoltà, Magellano portò avanti i lavori e l’Armata delle Molucche (così venne chiamata) il 10 agosto fu pronta a partire. Le cinque navi, per raggiungere l’Atlantico, dovettero affrontare un percorso molto difficile lungo il fiume Guadalquivir mettendo a dura prova gli equipaggi fin da subito. Dopo una settimana di navigazione, la flotta arrivò presso la cittadina di Sanlucar de Barrameda (città di partenza per la terza traversata di Cristoforo Colombo).

Sistemate le ultime cose, il 20 settembre 1519 le cinque navi issarono le vele e presero il largo, dando così inizio al viaggio che cambierà il mondo.

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