Franchi e Cristianesimo. Quando uno fa la fortuna dell’altro

Negli ultimi anni, in televisione, si sono spesso sentiti dibattiti riguardanti le origini della cultura occidentale. C’è chi pensa che le nostre radici non derivino dal cristianesimo, ma che la società moderna si sia evoluta esclusivamente su principi laici ed estranei all’elemento religioso.

È indubbio che il laicismo abbia avuto un ruolo preponderante nell’evoluzione dell’attuale struttura sociale, ma è altrettanto vero che l’Occidente è figlio del cristianesimo. Ma non di un cristianesimo qualsiasi, bensì di quello che nel corso del Medioevo ha preso le distanze dalle forme praticate nella parte orientale dell’Impero, acquisendo così gli aggettivi: occidentale e romano.

Abbandonando qui ogni discorso politico, sfrutto l’occasione per riprendere l’argomento e cercare di fare un po’ di chiarezza riguardo alla sua nascita.

Bisogna ora chiedersi: quando e come il cristianesimo diventa occidentale?

Basandomi sulla posizione del professor Grado Giovanni Merlo (presente in: Storia del cristianesimo vol. II, capitolo quinto, a cura di Marina Benedetti) specifico che «il cristianesimo si fa medievale e – appunto – occidentale», tramite una trasformazione graduale durata secoli, possibile grazie alla fusione delle tradizioni germaniche con quelle dei popoli latini, comportando, di fatto, una separazione dal mondo bizantino.

Perché questo potesse avvenire, fu necessario uno stretto legame tra papato e Franchi, che fece sì che per secoli le due forze si appoggiassero l’una all’altra. La sinergia arrivò a tal punto che la parola Chiesa (o Santa Chiesa), non si riferisse solo all’istituzione romana, ma fosse utilizzata anche per indicare l’intero popolo franco.

L’inizio di questo rapporto si ebbe con Clodoveo, re dei Franchi Sali, che nel 496, dopo numerose conquiste territoriali a danno di popolazioni cristiane, decise di convertirsi lui stesso. Tale decisione permise un’integrazione maggiore tra vincitori e vinti.

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Maestro di Saint-Gilles, San Remigio battezza Clodoveo, ca 1510, National Gallery di Washington.

Il legame s’intensificò con i Pipinidi. Maggiordomi di Palazzo, cercarono sempre di più una collaborazione con le amministrazioni ecclesiastiche, per gestire al meglio i propri territori. A testimonianza di questo può essere presa la lettera che il monaco Bonifacio spedì a papa Zaccaria nel 742. Il monaco, originario del Wessex e nominato vescovo nel 722, si era recato, per volontà papale, nei territori di recente conquista da parte franca a oriente del Reno per organizzarne l’evangelizzazione.

Nella lettera Bonifacio comunicava ciò che voleva realizzare in questi luoghi in collaborazione con Carlomanno (primogenito di Carlo Martello). Zaccaria venne qui informato della decisione di dividere il territorio in circoscrizioni differenti, elevando alcune città ad arcivescovati, così da permetterne una gestione migliore.

Dalla lettera si evince anche (e soprattutto) la volontà da parte di Carlomanno di mostrarsi come braccio armato della cristianità in Occidente, con lo scopo di rafforzare entrambe le istituzioni: il pontefice avrebbe avuto un esercito indipendente dall’imperatore in Oriente, in cambio i Franchi avrebbero utilizzato l’evangelizzazione per amministrare al meglio i territori e i popoli vinti.

Per questo motivo, lungo tutto l’VIII secolo, assistiamo all’estensione di numerose regole religiose anche alla popolazione laica: fra queste, ad esempio, l’introduzione della festività della domenica e il conseguente divieto al lavoro; oppure l’obbligo per i coniugi all’astensione dai rapporti sessuali in alcuni periodi dell’anno.

Quest’alleanza fu definitivamente sancita nel 751 con l’incoronazione di Pipino il Breve, durante la quale quest’ultimo ricevette l’unzione dai vescovi locali (per poi essere rinnovata tre anni dopo da papa Stefano II, che si recò in Gallia per chiedere l’aiuto del nuovo sovrano contro la minaccia Longobarda).

L’unzione del sovrano legava maggiormente i Pipinidi-Carolingi al pontefice. Il re, in quanto unto, era volontà di Dio in terra, incaricato di difendere ed espandere la parola del Signore (espressa tramite il vescovo di Roma).

Pipino il Breve cercò di unificare la liturgia in tutti i suoi territori, arrivando a imporre il Sacramentario Gelasiano Rivisto e la famosissima decima (tassazione per il mantenimento delle pievi locali).

Carlo Magno ereditò dal padre l’idea che la correzione del culto fosse necessaria per la buona amministrazione del regno. Si fece quindi promotore di una riforma territoriale che prevedeva la divisione delle diocesi in circoscrizioni minori, con al centro una pieve dove i paesani erano chiamati a svolgere le loro funzioni di fede. Parallelamente, però, raggruppava anche le diocesi all’interno di circoscrizioni maggiori con a capo un arcivescovo.

Nel 774, trovandosi in Italia a seguito della guerra contro i Longobardi, Carlo si fece donare da papa Adriano I una copia della Dionysio-Hadriana, una collezione canonica su cui si baserà il futuro assetto della chiesa franca.

Il 23 marzo 789 venne promulgata l’Admonitio Generalis, in cui si imponevano delle regole precise all’interno dell’apparato ecclesiastico franco, tra cui, ad esempio, l’amministrazione del battesimo, della messa, dei salmi e delle preghiere, arrivando a sostituire il Sacramentario Gelasiano Rivisto con il Sacramentario Gregoriano, omologando così il rito liturgico franco a quello romano.

Si badi bene che, fino a quel momento, il pontefice era formalmente ancora sotto l’autorità dell’Impero bizantino, mentre i Franchi svolgevano solo una funzione di protezione papale (per esattezza il re era detto “patrizio dei romani”).

A quei tempi a Oriente regnava l’imperatrice Irene, alle prese con numerose problematiche interne. Sfruttando questa debolezza, nella notte di Natale dell’Ottocento, Leone III unse e nominò Carlo Magno imperatore d’Occidente, svincolando così la cristianità romana da quella bizantina.

Sedici anni dopo, il figlio di Carlo ricevette l’unzione da Stefano IV e divenne imperatore con il titolo di Ludovico il Pio. Quest’ultimo si fece promotore di un concilio tenutosi lo stesso anno ad Aquisgrana, in cui si andò a stabilire una distinzione tra chierici e monaci, per meglio regolamentare la vita ecclesiastica.

Nel corso del IX e X secolo regnum e sacerdotium si legarono a tal punto da fondersi l’uno con l’altro, rendendo impossibile una distinzione, cosa che, alla fine, darà il via a uno scontro tra i due che durerà secoli. Ma questa è un’altra storia.

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